Fabio's Profile |
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"IM ABENDROT" "Al Tramonto" |
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| Age: | 49 years old |
| Sex: | Male |
| Location: | Roma |
| Country: | |
| Zodiac: | |
| Last Login: | Oct 24, 2008 (406 days back) |
About Me |
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"IM ABENDROT" "Al Tramonto" Attraverso la gioia e il dolore siamo andati, mano nella mano ora riposeremo del cammino su questa terra silenziosa. Il pendio della valle si addolcisce intorno, e l'aria si fa scura solo due allodole si alzano, sognando la notte, tra i profumi. Vieni vicino, e lasciale frullare; presto sarà tempo di dormire; altrimenti noi ci perderemmo in questa distesa solitaria. O pace vasta e silenziosa, pace profonda del tramonto. Siamo così stanchi del cammino - è così, forse, che si muore? Ultimo lied di Richard Strauss. Neve cadeva su ogni punto dell'oscura pianura centrale, sulle colline senz'alberi; cadeva lieve sulle paludi di Allen e piu' a occidente cadeva lieve sulle fosche onde rabbiose dello Shannon. E anche là, su ogni angolo del cimitero deserto in cima alla collina, s'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle tombe, sulle punte del cancello e sui roveti spogli. E l'anima gli svanì lenta mentre udiva la neve cadere stancamente su tutto l'universo, stancamente cadere come scendesse la loro ultima ora, su tutti i vivi e i morti. James Joyce "The Dead" You, wind of March Sei la vita e la morte. Sei venuta di marzo sulla terra nuda ? il tuo brivido dura. Sangue di primavera ? anemone o nube ? il tuo passo leggero ha violato la terra. Ricomincia il dolore. Il tuo passo leggero ha riaperto il dolore. Era fredda la terra sotto povero cielo, era immobile e chiusa in un torpido sogno, come chi piú non soffre. Anche il gelo era dolce dentro il cuore profondo. Tra la vita e la morte la speranza taceva. Ora ha una voce e un sangue ogni cosa che vive. Ora la terra e il cielo sono un brivido forte, la speranza li torce, li sconvolge il mattino, li sommerge il tuo passo, il tuo fiato d'aurora. Sangue di primavera, tutta la terra trema di un antico tremore. Hai riaperto il dolore. Sei la vita e la morte. Sopra la terra nuda sei passata leggera come rondine o nube, il torrente del cuore si è ridestato e irrompe e si specchia nel cielo e rispecchia le cose ? e le cose, nel cielo e nel cuore soffrono e si contorcono nell'attesa di te. È il mattino, è l'aurora, sangue di primavera, tu hai violato la terra. La speranza si torce, e ti attende ti chiama. Sei la vita e la morte. Il tuo passo è leggero. Cesare Pavese 25 marzo '50 "(...) Hai gettato uno sguardo verso il mio piede ebbro di danza, uno sguardo dondolante ridente interrogante dissolvente: due volte soltanto hai mosso le tue nacchere con le tue piccole mani; e già il mio piede oscillava d'ebbrezza danzante. I miei talloni s'impennavano, e le dita dei miei piedi si tendevano per intenderti: perché il danzatore ha il suo orecchio nelle dita dei suoi piedi. Sono balzato verso di te: allora tu ti sei ritratta davanti al mio salto; e contro di me ha lingueggiato la lingua della tua chioma volante! Ed io sono balzato lontano da te e dalle tue serpi: e tu ti sei immobilizzata davanti a me, rivolta a mezzo verso di me con l'occhio pieno di desiderio. Con sguardo ambiguo, tu mi insegni vie ambigue; e per vie ambigue impara il mio piede le astuzie! Io temo la tua vicinanza, amo la tua lontananza; la tua fuga mi attrae, il tuo cercarmi mi blocca: lo soffro, ma che cosa non soffrirei volentieri per te! Il cui gelo infiamma, il cui odio avvince, la cui fuga lega, la cui irrisione commuove. Chi non ti odierebbe, o grande legatrice, allettatrice, tentatrice, cercatrice, ritrovatrice! Chi non ti amerebbe, o peccatrice innocente, impaziente, sfuggente, dagli occhi di fanciullo! (...)" F. Nietzsche, "La seconda canzone della danza" in Così parlò Zarathustra Blasted with sighs, and surrounded with tears, Hither I come to seek the spring, And at mine eyes, and at mine ears, Receive such balms, as else cure everything; But O, self-traitor, I do bring The spider love, which transubstantiates all, And can covert Manna to gall, And that this place may thoroughly be thought Tre Paradise, I have the serpent brought. But truly keeps his first, last, everlasting day. Bruciato dai sospiri, circonfuso di lacrime, qui vengo in cerca della primavera. E ai miei occhi e agli orecchi si versa balsamo da curare ogni cosa Ma, di me stesso traditore, io porto il ragno amore che tutto transustanzia e tramutare può la manna in fiele, e affinché questo luogo giustamente, sia detto paradiso, vi ho portato il serpente. JOHN DONNE |
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My Interests |
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Orfeo son io che d' Euridice i passi segue per queste tenebrose arene, ove già mai per uom mortal non vassi. O de le luci mie luci serene s'un vostro sguardo può tornarmi in vita, Ahi, chi nega il conforto à le mie pene ? Sol tu, nobile Dio puoi darmi aita, nè temer dei, ché sopra un' aurea Cetra Sol di corde soavi armo le dita contra cui rigida alma invan s' impetra. Orfeo (Monteverdi) La musica che ascolto e’ stata composta da: (in ordine alfabetico) Adam De La Halle Alban Berg Alessandro Scarlatti Alexandre Guilmant Andrea e Giovanni Gabrieli Anton Bruckner Anton Webern Antonio De Cabezòn Arnold Schoemberg Baldassarre Galuppi Bartolomeo Tromboncino Béla Bartòk Camille Saint-Saens Carl Philipp Emanuel Bach Carlo Gesualdo César Franck Charles-Marie Widor Claude Debussy Claudio Monteverdi Clément Janequin Dario Castello Dietrich Buxtehude Dimitri Shostakovich Domenico Cimarosa Domenico Scarlatti Domenico Zipoli Erik Satie Felix Mendelsshon Fracis Poulenc Francesco Cavalli Francesco Landini Franchinus Gaffurius François Couperin Franz Schubert Frauenlob G.B.Pergolesi G.F.Haendel G.P.Telemann Gabriel Fauré Gerolamo Frescobaldi Ghirardellus De Florentia Giacomo Carissimi Gioacchino Rossini Giorgio Mainerio Giovanni Girolamo Kapsberger Guillaume De Machaut Guillaume Dufay Guiraut De Borneil Gustav Mahler Henry Purcell Hildegard Von Bingen Hugo Wolf Igor Stravinsky J.B. Lully J.F. Rameau Jacob Obrecht Jacopo Da Bologna Jan Pieterszoon Sweelinck Jhon Dowland Johann Pachelbel Johann Sebastian Bach Johannes Brahms Johannes Ciconia Johannes Ockeghem Johannes Tinctoris John Stanley Josquin Desprez Krzysztof Penderecki Luca Marenzio Ludwig Senfl Ludwig Van Beethoven M.A. Charpentier Magister Leoninus Marcabru Marchetto Cara Marin Marais Maurice Ravel Max Reger Michael Praetorius Muzio Clementi Neidhart Von Reuental Nikolaus Bruhns Orlando Di Lasso Paul Hindemith Peire Vidal Perotino Philippe De Vitry Pierluigi Da Palestrina Raimon De Miraval Richard Strauss Richard Wagner Robert De Visée Robert Schumann Sainte Colombe Sergei Prokofiev Sigismondo D’India Sr. De Machy Theodor Adorno Thomas Morley Thomas Tallis Tielman Susato Walther Von Der Vogelweide Wilhelm Friedmann Bach William Byrd Wizlaw Wolfgang Amadeus Mozart e altri. Buona Notte (Gute Nacht) Come un estraneo sono comparso, come un estraneo me ne vado. Maggio mi è stato benevolo, con qualche mazzo fiorito. La fanciulla parlava d’amore, la madre addirittura di matrimonio; ed ora il mondo è tanto triste, La strada è sepolta nella neve. Per questo viaggio non m’è dato Di scegliere il tempo, da me devo trovare la via in quest’oscurità. Mi accompagna l’ombra della luna, e sulla bianca terra cerco la traccia di bestie selvagge. Che cosa mi trattiene, da quando mi hanno cacciato? Guaite, cani randagi, davanti alla casa del padrone! L’amore ama girovagare- Così l’ha fatto Dio- Dall’uno all’altro. Amore mio, buona notte! Non ti turberò nel sonno, voglio la tua pace; camminerò in punta di piedi, pian piano chiuderò la porta! Passando ti scriverò sull’uscio: buona notte. Cosi’avrai la prova che io t’ho pensato. F.Schubert - W.Muller ( da Winterreise) COMMIATO: A VIETARLE IL PIANTO Come quietamente i saggi spirano e sussurrano all'anima di esalare, mentre qualche amico mesto dice: si spegne ora il respiro, e altri: non ancora, così sciogliamoci, senza rumore. Non flutti di lacrime. Non tempeste di sospiri. Sarebbe profanare le nostre gioie svelare ai secolari il nostro amore. Il moto della terra porta mali, paure, l'uomo pondera l'evento e il suo significare; ma il trepidare delle sfere è innocente, anche se tanto più vasto. L'amore degli ottusi amanti sublunari (la cui anima è il senso) non intende l'assenza che rimuove le cose che gli furono elemento, ma noi, per un amore così raffinato, da non saper noi stessi cosa sia, nella mutua certezza della mente meno temiamo perdere pupille, labbra , mani. Le nostre due anime dunque che sono una, sebbene io debba andare, non patiscono frattura, ma espansione, come oro battuto fino alla più eterea lama Se anche sono due esse lo sono come i rigidi gemelli del compasso sono due; la tua anima, il piede fisso, non dà segno di moto, ma si muove al moto altrui. Sebbene fisso al proprio centro stia quando l'altro se ne va lontano a seguirlo si inclina e l'asseconda e torna dritto al suo tornare al centro. Così tu sei per me che devo come l’altro piede obliquamente correre. La tua fermezza rende perfetto il cerchio e dove incominciai, là mi fa finire. JOHN DONNE Or che ’l ciel e la terra e ’l vento tace e le fere e gli augelli il sonno affrena, Notte il carro stellato in giro mena, e nel suo letto il mar senz’onda giace, vegghio, penso, ardo, piango; e chi mi sface sempre m’è inanzi per mia dolce pena: guerra è ’l mio stato, d’ira e di duol piena; e sol di lei pensando ho qualche pace, Cosí sol d’una chiara fonte viva move ’l dolce e l’amaro, ond’io mi pasco; una man sola mi risana e punge. E perchè ’l mio martìr non giunga a riva mille volte il dí moro e mille nasco; tanto da la salute mia son lunge. Francesco Petrarca Credo in un Dio crudel che m'ha creato simile a sè e che nell'ira io nomo. Dalla viltà d'un germe o d'un atòmo vile son nato. Son scellerato perchè son uomo; e sento il fango originario in me. Si! questa è la mia fè! Credo con fermo cuor, siccome crede la vedovella al tempio, che il mal ch'io penso e che da me procede, per il mio destino adempio. Credo che il giusto è un istrion beffardo, e nel viso e nel cuor, che tutto è in lui bugiardo: lagrima, bacio, sguardo, sacrificio ed onor. E credo l'uom gioco d'iniqua sorte dal germe della culla al verme dell'avel. Vien dopo tanta irrision la Morte. E poi? E poi? La Morte è' il Nulla. È vecchia fola il Ciel. Aria di Jago dall'Otello di Verdi Se oggi non tocchero' il tuo corpo si spezzera' il filo della mia anima come una corda d'arco troppo tesa. Siano cari segni i colori del lutto a me che soffro da quando ti appartengo. Decidi tu se merito questo tormento da' refrigerio a me che arso di febbre barcollando mi appoggio sulla tua porta.Quando nel sacro riposo su tappeti profondi ci stringiamo fra le nostre mani le tempie e riverenza mitiga le nostre membra in fiamme: tu non pensare alle ombre deformi che alla parete su e giu' si cullano non alle sentinelle che ci possono a un tratto separare ne che fuor di citta' la sabbia bianca e' pronta a sorbire il nostro caldo sangue. Arnold Schomberg (quattro lied) “Ogni istante dei nostri incontri lo festeggiavamo come un’epifania, soli a questo mondo. Tu eri piu' ardita e lieve di un’ala di uccello, scendevi come una vertigine saltando gli scalini, e mi conducevi oltre l’umido lilla' nei tuoi possedimenti al di la'dello specchio. Quando giunse la notte mi fu fatta la grazia, le porte dell’iconostasi furono aperte, e nell’oscurita' in cui luceva e lenta si chinava la nudita' nel destarmi: “Tu sia benedetta”, dissi, conscio di quanto irriverente fosse la mia benedizione: tu dormivi, e il lilla' si tendeva dal tavolo a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre, e sfiorate dall’azzurro le palpebre stavano quiete, e la mano era calda. Nel cristallo pulsavano i fiumi, fumigavano i monti, rilucevano i mari, mentre assopita sul trono tenevi in mano la sfera di cristallo, e – Dio mio! – tu eri mia. Ti destasti e cangiasti il vocabolario quotidiano degli umani, e i discorsi s’empirono veramente di senso, e la parola tu sveló il proprio nuovo significato: zar. Alla luce tutto si trasfiguro'perfino gli oggetti piu' semplici – il catino, la brocca – quando, come a guardia, stava tra noi l’acqua ghiacciata, a strati. Fummo condotti chissa' dove. Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi, citta' sorte per incantesimo, la menta si stendeva da sotto i piedi, e gli uccelli c’erano compagni di strada, e i pesci risalivano il fiume, e il cielo si schiudeva al nostro sguardo… Quando il destino ci seguiva passo a passo, come un pazzo con il rasoio in mano.” Tarkovskij |
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I'd like to meet:Una Carogna Ricorda, anima mia, ciò che vedemmo Quel bel mattino estivo così dolce: Alla svolta d'un sentiero un'infame Carogna stesa su un letto cosparso Di ciottoli, le gambe all'aria, come Una lubrica femmina in ardore Trasudante veleni, spalancava In posa cinica e indolente il ventre Saturo di miasmi. Risplendeva Su quel marciume il sole, come a cuocerlo Di tutto punto e per restituire Centuplicato alla grande Natura Quando ella aveva congiunto. Ed il cielo Guardava sbocciare come un fiore La superba carcassa. Tale il puzzo, Che crederesti di svenire sull'erba. Ronzavano le mosche su quel ventre Putrido, a cui uscivano dei neri Battaglioni di larve che colavano Già per vivi brandelli come un denso Liquido: tutto scendeva, saliva Come onda, o si slanciava sfrigolando; il corpo, gonfio d'un vago respiro, Sembrava vivere moltiplicandosi. Quel mondo dava una musica strana, Come l'acqua corrente e il vento, o il grano Che un vagliatore con ritmico moto Agita e fa turbinare nel vaglio. Si cancellavano le forme ed erano Ormai soltanto un sogno, un abbozzo Che tarda a definirsi sulla tela Dimenticata, e che l'artista compie Solo a memoria. Da dietro le rocce Una cagna irrequieta ci guardava Con occhio ostile, spiando il momento In cui poter riprendere allo scheletro Il boccone che aveva abbandonato. E tuttavia proprio a questa sozzura Tu sarai simile, a quest'infezione Orribile, tu stella dei miei occhi, Tu che sei il sole della mia natura, Passione e angelo della mia vita! Tale sarai, o regina delle grazie, Dopo gli ultimi sacramenti, quando Sotto l'erba e le grasse fioriture Andrai ad ammuffire tra gli ossami. Allora, ai vermi che ti mangeranno Di baci, tu racconta, mia bellezza, Che ho conservato la forma e l'essenza Divina dei miei amori decomposti! Da " I FIORI DEL MALE " I. cascando I. perché no semplicemente la deprecata occasione della effusione verbale? non è meglio abortire che essere sterili? le ore dopo la tua partenza sono così plumbee cominciano sempre troppo presto a trascinare i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza svellendo le ossa i vecchi amori orbite già riempite di occhi come i tuoi tutto sempre è meglio troppo presto che mai il nero bisogno spruzzato sulle loro facce di nuovo dicendo nove giorni mai fecero galleggiare l'amato né nove mesi né nove vite 2. di nuovo dicendo se non mi insegni non imparerò di nuovo dicendo anche per le ultime volte c'è un'ultima volta ultime volte di mendicare ultime volte di amare di sapere di non sapere di fingere un'ultima anche per le ultime volte di dire se non mi ami non sarò amato se non ti amo non amerò il battiburro di parole stantie di nuovo nel cuore amore amore amore tonfo del vecchio pistone che pesta l'inalterabile siero di parole di nuovo atterrito di non amare di amare e non te di essere amato e non da te di sapere di non sapere di fingere fingere io e tutti gli altri che ti ameranno se ti amano 3. a meno che ti amino Bramo una tua lettera.Sono solo come nella tomba; quando mi risvegliera’ la tua mano? I miei amici mi abbandonano, ci gridiamo l’un l’altro nelle orecchie, come sordi; vorrei che fossimo muti, cosi’ potremmo soltanto guardarci; negli ultimi tempi non riesco quasi a guardare fisso qualcuno senza che mi vengano le lacrime. Dicono che sono pazzo, perche’ ho detto che fra sei settimane risorgero’ ma prima ascendero’ al cielo: in diligenza. Addio anima mia e non mi abbandonare. Il cruccio mi contende a te, io gli riposo in grembo tutto il giorno; povero cuore, credo che tu mi renda la pariglia Georg Buchner febbraio 1834 lettera alla fidanzata. |
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Movies:Song To The Siren Long afloat on shipless oceans I did all my best to smile 'Til your singing eyes and fingers Drew me loving to your isle And you sang Sail to me Sail to me Let me enfold you Here I am Here I am Waiting to hold you Did I dream you dreamed about me? Were you hare when I was fox? Now my foolish boat is leaning Broken lovelorn on your rocks, For you sing, 'Touch me not, touch me not, come back tomorrow: O my heart, O my heart shies from the sorrow' I am puzzled as the newborn child I am troubled at the tide: Should I stand amid the breakers? Should I lie with Death my bride? Hear me sing, 'Swim to me, Swim to me, Let me enfold you: Here I am, Here I am, Waiting to hold you' Tim Buckley |
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Television:NUOVI FREMORI Tra le risacche composte e libere dei cespugli assopiti e i tagli comodi delle canne turgide, vedo le stelle di vita che vagano a stento tra la vegetazione cupa e dialogante. Le carni rosee che coronano il silenzio rotto da sincopati movimenti, sento l’aria che bagna la mia arida nuca. E tra le brezze tiepide che portano echi lontani di situazioni altrui, ricordo le arcigne arpie dei miei incubi vischiosi e reali. Chi ha camminato troppo per sentieri tortuosi? Chi ha placato timido le fitte mortali di bellicose voglie La mia mente egemone di dualismi meticolosi e preda di volubilita’ sempre nuove a fiorire. Non si sapra’, non si riapriranno le ferite dei pensieri. E con la tua epidermide umida che fa da specchio al mio viso disteso, perdo le forze noncurante della vita che poi rinneghero’ con tutta l’anima, come sempre. MAGGIO 1979 |
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Books:“Dover trascorrere l’esistenza, o addirittura meditare in un ambiente odioso significa inquietudine, significa un continuo scontro con ciò che è ripugnante, scontro con la natura,con l’ingiustizia, con il caos, per quanto riguarda la natura : con la sua patologia di morte, per quanto riguarda gli uomini: con il loro dilettantismo esistenziale. Ci si sveglia e ci si ritrova in mezzo alla volgarità e alla perfidia e all’ottusità e alla debolezza di carattere e si comincia a pensare e non si pensa se non in termini di patologia di morte e di dilettantismo esistenziale. Si ascolta e si vede e si pensa e si dimentica quello che si ascolta , si vede e si pensa, e si invecchia, ognuno nella propria connaturata maniera,in mezzo alla solitudine, l’inettitudine, la sfrontatezza. Dire che la vita è un dialogo è una menzogna come dire che la vita è realtà. Anche se non è un prodotto della fantasia , in fondo non è altro che una calamità in quanto è un’ infamia, un periodo di orrore il quale, lungo o breve che sia, produce solo fastidi e malinconia…solo cause ed effetti di morte … Abbiamo a che fare in questo caso con un’enorme intolleranza della creazione che ci deprime e amareggia sempre più e alla fine ci uccide . Crediamo di aver vissuto e in realtà siamo morti a poco a poco . Crediamo che tutto sia stato un insegnamento e invece non è stata che una baggianata. Noi osserviamo e riflettiamo e non possiamo non vedere come tutto quello che osserviamo e su cui riflettiamo, sfugge, come il mondo che ci siamo proposti di dominare o per lo meno di trasformare, ci sfugge, come ci sfuggono il passato e il futuro, come noi sfuggiamo a noi stessi e come con l’andar del tempo tutto ci diventa impossibile. Noi tutti passiamo l’esistenza in un’ atmosfera di catastrofe. La nostra indole tende all’anarchia . Tutto dentro di noi desta continuamente sospetto. Dove c’è la stupidità, dove essa non c’è , dappertutto la vita è intollerabile. Il mondo da qualsiasi punto lo consideriamo, è fatto in fin dei conti di cose intollerabili. Sempre più intollerabile ci diventa il mondo. Se sopportiamo l’intollerabile è per l’attitudine di ciascuno di noi a tormentarsi e a soffrire per tutta la vita , sono un paio di elementi ironici dentro di noi, un idiotismo irrazionale , tutto il resto è calunnia “T. Bernhard da “Ungenach” |
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My Background and Lifestyle |
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| MaritalStatus: | Divorced |
My Pictures |
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